martedì 19 aprile 2011

MUSICA PER IL MARTEDI' SANTO

Poichè si sta avvicinando la Pasqua e questa è la Settimana Santa, e poichè fino al giorno del mio esame, che avrò subito dopo Pasqua, non riesco a postare la poesia del mese, ho pensato di farvi ascoltare della musica adatta per l'occasione.
Una sorta di Settimana Santa espressa in musica.

Per il Martedì Santo ho pensato a uno splendido canto gregoriano.

"Ubi Caritas et amor" di Maurice Duruflè (1902-1916).

giovedì 14 aprile 2011

AMARCORD...

"Amarcord" è una parola dialettale che significa "mi ricordo".
Intorno agni anni '80 la RAI aveva trasmesso una serie televisiva a carattere fantascientifico. All'epoca ero adolescente. I miei ricordi sono in bianco e nero ed è rimasto ben poco nella mia mente, giusto solo una nebulosa reminescienza dell'astronave a forma di cabina telefonica e naturalmente il nome, "Doctor Who". É appunto questo nome che sporadicamente compariva all'improvviso nelle mie letture e mi si è incastrato tra un neurone e l'altro, fino a qualche giorno fa quando, per caso, mi sono imbattuto su RAI 4 nella prima puntata della quinta stagione.

Dottor Who, è stata, per circa 30 anni, una serie televisiva cult e molto Very British. Prodotta sempre dalla BBC ha avuto, fin da subito, molti fans e molti seguaci e ammiratori. In Inghilterra, dove la trasmissione ha avuto successo fin dal'esordio, ha provocato una quantità abnorme di pubblicazioni, di libri (sia per ragazzi che per adulti) e la creazione di numerosi gadget come portachiavi e pupazzetti vari. Poi, come tutte le cose, ha avuto termine. Sul finire degli anni ottanta, la serie fantascientifica è andata in soffitta.
Il progetto di una nuova serie è poi stata ripresa, sempre dalla BBC, intorno al 2005 e, complice anche i nuovi effetti speciali, resi possibili dalla tecnologia, Doctor Who è ritornato agli antichi splendori con un incredibilmente successo.
Tutte le storie sono incentrate sulle avventure di un extraterrestre che si fa chiamare semplicemente "Il dottore", unico sopravvissuto della sua specie, e in grado di viaggiare nel tempo. La sua astronave blu, a forma di caratteristica cabina telefonica inglese, si chama TARDIS (è l'acronimo di "Time And Relative Dimension In Space" ovvero "Tempo e Relativa Dimensione nello Spazio"). Possiede una caratteristica assai strana: è molto più grande internamente che esternamente (molto comodo se vivete in una zona densamente abitata). Il dottore si può rigenerarsi per non più di dodici volte (anche questo molto utile). Attualmente siamo già all'undicesimo dottore, il penultimo.
Un pò horror, un pò surreale e anche un pò pop, sono questi gli ingredienti che lo hanno reso molto popolare nelle TV di mezzo mondo.
Se ancora non lo avete mai visto eccovi il trailer della quinta stagione.

sabato 26 marzo 2011

MUSICA DODECAFONICA PER CHI NON SUONA

Per molti appassionati di musica classica, la dodecafonia rappresenta la parte più indigesta. Ma che cos'è la dodecafonia ? Il termine, mutuato dal greco, significa "dodici note". Qualcuno obbietterà: "Ma non erano sette ?" Per poter spiegarvi cos'è partiamo da un compositore, ovvero lui:






Il suo nome è Arnold Schönberg (1874-1951), compositore appartenente alla seconda scuola viennese (alla prima appartenevano Mozart, Haydn, Brahms, ecc). I suoi esordi sono del tutto normali e le sue primissime composizioni riflettevano lo stile in voga nel periodo in cui visse: a quei tempi erano di gran moda le musiche e le opere di Wagner e Strauss [che non è quello dei valzer ma un'altro] e le sinfonie di Mahler). Poi, così come successe anche in campo poetico, decise per la sovversione di tutte le regole matematiche che sull'armonia si erano fino allora appoggiate, fino a crearne di nuove e rompere in maniera definitiva con il passato.
E' così che nacque la musica dodecafonica. Ma cos'è esattamente ?
Per spiegarvelo dovete sedervi a un pianoforte. Lo avete fatto ? Ops, non avete un piano ? Ve lo fornisco io !


Se lo osservate attentamente noterete che un pianoforte è costituito da una successione di tasti neri e bianchi. I tasti bianchi rappresentano una nota mentre i tasti neri una seminota (si chiamano diesis oppure bemolle a seconda del tasto bianco di riferimento). Se siete molto attenti noterete anche che i tasti neri non sono distribuiti in maniera uniforme: sono infatti ragruppati a due o a tre e servono, non solo a fare musica, ma pure per orientare il pianista sulla tastiera. Partendo dal do (guardando la figura è il tasto bianco subito prima del terzo tasto nero da sinistra) e andando al successivo do conterete esattamente sette tasti bianchi corrispondenti alle sette note naturali: Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. Ed è su queste sette note che si appoggiano tutte le regole dell'armonia, sia musicali che matematiche. Tra un Do e l'altro sono quindi compresi cinque tasti neri.
Il nostro Schönberg, che era un innovatore e amava divertirsi con la musica, decise che era giunto il momento di sovvertire le regole e di considerare note pure i tasti neri. Quindi la nuova scala, da Do a Do, divenne: Do, Do diesis, Re, Re diesis, Mi, Fa, Fa diesis, Sol, Sol diesis, La, La diesis, Si. In tutto dodici note.
Schönberg andò oltre e si autostabilì delle regole proprie come quella di non utilizzare una determinata nota se non dopo aver utilizzato tutte le altre restanti undici o anche quella di crearsi una propria scala musicale che non seguisse però la scala naturale. Fù cos' che, in un sol colpo, le scale armoniche andarono letteralmente a farsi benedire.
E ora che sapete che cos'è la musica dodecafonica provate ad ascolare come suona:

Arnold Schönberg, Pierrot Lunaire, Op. 21 - Prima parte.
Curiosità: alla prima di Pierrot Lunaire, avvenuta nel 1916, scapparono tutti dalla sala del teatro.



Da questa mia esposizione semplicistica sulla dodecafonia avrete sicuramente capito perchè è indigesta !

sabato 12 marzo 2011

mercoledì 2 marzo 2011

BUON COMPLEANNO CHOPIN

Anche se in ritardo di un giorno, voglio celebrare la nascita di Frederik Chopin (1 marzo 1810 - 17 ottobre 1949).

Qua lo vedete nell'unica sua foto del 1948. Dopo la sua separazione, avvenuta  nel 1939, dalla sua amante  Amantine Aurore Lucile Dupin (alias George Sand, la più nota scrittrice francesedi metà ottocento e anche la più intraprendente nei battersi per il diritti delle donne), cadde in una terribile depressione che accelerò la sua malattia (Chopin aveva contratto la tubercolosi da giovane) e che lo costringerà a non comporre più o quasi.


Per poterlo celebrare degnamente vi voglio proporre lo studio per pianoforte Op. 10 n° 3 denominato anche "Tristesse" e suonato da Maurizio Pollini, uno dei più grandi pianisti italiani.






Tra tutti i suoi 27 studi per pianoforte, a detta di molti suoi biografi, è quello da lui più amato poichè ne rifletteva maggiormente la sua indole malinconica e gli ricordava la sua terra natia: la Polonia.
Questo studio, Etude in La minore  Op. 10 N° 3, possiede una struttura tripartitica A - B- A in cui al dolce tema iniziale, melodico e cantabile, si sostituisce un tema dal ritmo sregolato, di difficile esecuzione pianistica, da cui si ritorna al tema iniziale.
In musica, uno studio, era una composizione a carattere didattico e virtusistico, scritto per esercitare gli allievi alle tecniche dello strumento e aale sue difficoltà. Chopin portò lo studio a livelli molto alti tanto da farli diventare veri e propri brani da concerto.

mercoledì 16 febbraio 2011

LA POESIA DI FEBBRAIO

LA POESIA DI FEBBRAIO


Yūgure wa
kumo no hatate ni
mono zo omou
amatsu sora naru
hito o kou tote.

Al crepuscolo
i miei pensieri vagano
verso i confini delle nubi,
poiché anelo alla persona
lontana come il cielo.

Anonimo, dal Kokin, rotolo 11 poesia  484

IL Kokin Waka Shū, come ho già detto in un altro post, è una raccolta di poesia risalente al X secolo circa. Le poesie raccolte, su ordine imperiale, vennero classificate e ordinate in rotoli a seconda del loro argomento. Il rotolo numero 11 tratte delle poesie d'amore e nello specifico quello esistente tra due giovani innamorati. 
Questa composizione è tecnicamente un waka, una poesia distribuita su cinque strofe di 5-7-5-7-7 sillabe rispettivamente.

Immaginate di aver trascorso la giornata in maniera felice, spensierata e in dolce compagnia. Al termine vi dovete separare dal vostro innamorato/a. Come vi sentireste ? Pensate ancora al giorno appena trascorso ?  E al vostro amore ? Ecco questa composizione, delimitata in un ben preciso riferimento temporale, ci rimanda proprio a questa situazione. Alla sera, quando ci si è sentiti appagati dei momenti trascorsi, non si fa altro che struggersi per la lontananza, temporale e spaziale. Ecco allora che la separazione diventa enorme e si cerca di colmarla con il pensiero. Parole come pensiero ("omou"), nubi ("kumo"), cielo ("sora") donano all'intera composizione un certo senso di leggerezza.

Sempre sul tema di questo struggimento, che di giorno è pensiero ma di notte diventa sogno, passiamo all'alba, temporalmente opposta al crepuscolo.
Di Francesco Paolo Tosti "L'alba separa dalla luce l'ombra" su testo di Gabriele D'Annunzio.





L'alba sepàra dalla luce l'ombra,
E la mia voluttà dal mio desire.
O dolce stelle, è l'ora di morire.
Un più divino amor dal ciel vi sgombra.

Pupille ardenti, O voi senza ritorno
Stelle tristi, spegnetevi incorrotte!
Morir debbo. Veder non voglio il giorno,
Per amor del mio sogno e della notte.

Chiudimi, O Notte, nel tuo sen materno,
Mentre la terra pallida s'irrora.
Ma che dal sangue mio nasca l'aurora
E dal sogno mio breve il sole eterno!

sabato 5 febbraio 2011

NUOVI ARRIVI

La primavera è alle porte ed è tempo di provvedere all'acquisto di piante e sementi per il giardino.
Come l'anno scorso ho dato uno scorcio ai siti delle aziende floricole per vedere di acchiappare qualche nuova pianta. Ecco i miei aquisti:



Lilium auratum: questo splendido giglio è originario del Giappone. Presenta sei petali bianchi ognuno attraverso da una banda gialla e pichiettati di rosso. Può raggiungere l'altezza massima di 120 cm e possiede un profumo molto intenso. Vuole terreno acido. Fioritura a fine giungo-inizi luglio.




Lilium "starburst". Questo è un lilium appartenente al gruppo dei gigli orientali. Probabilmente è uno dei tanti ibridi di Lilium auratum. Come si può notare dalla foto, presenta sei petali attraversati da una banda gialla che vira al rosso verso la periferia. La pianta è alta 75 cm. E' stata presentata al Chelsea Flower Shows del 2010 dove ha riscosso notevole successo. Il Chelsea è la più grande mostra mercato di piante del Regno Unito.


Lilium pumilum (syn: Lilium tenuifolium). Questa è originaria della Mongolia e del Nord della Cina. Appartiene al gruppo dei gigli martagoni. Il fiore è formato da sei petali rossi incurvati all'indietro. Per questo motivo è detto "a turbante di turco". Ogni stelo può portare fino a 20 fiori. Le foglie e il fusto appaiono simili a fili d'erba. E' alta fino a 100 cm ed è fortemente profumato. La fioritura avviene a fine maggio - inizio giugno. Vuole terreno alcalino.


Lilium nepalense: originario, come suggerisce il nome, del Nepal, è abbastanza dissimile dai suoi simili. Il fiore è a tromba con l'etremità dei petali rivolti all'indietro. Il centro è marrone mentre la punta dei petali è bianca. I fiori sono solitari o al massimo in gruppi di 3-5. Il bubo è stolonifero e con il tempo potreste trovarvi altre piante a una certa distanza dalla pianta madre. I fiori sono profumati. L'altezza varia dai 40 ai 120 cm mentre la fioritura avviene tra giugno e luglio.



Lilium "alexandra" è un ibrido creato nel 1977 incrociando Lilium sargentiae con Lilium speciosum. Il fiore è rosa sfumato in bianco. Il profumo è delicato e può raggiungere anche i 150 cm di altezza.


Tutti questi gigli sono stati acquistati da Mr Hyde, un coltivatore inglese. Per chi volesse comprarli o anche vedere cosa vendono o anche solo per lustrarvi gli occhi con la bellezza di questi fiori il sito, rigorosamente in inglese, è il seguente: http://www.hwhyde.co.uk.