Per molti appassionati di musica classica, la dodecafonia rappresenta la parte più indigesta. Ma che cos'è la dodecafonia ? Il termine, mutuato dal greco, significa "dodici note". Qualcuno obbietterà: "Ma non erano sette ?" Per poter spiegarvi cos'è partiamo da un compositore, ovvero lui:
Il suo nome è Arnold Schönberg (1874-1951), compositore appartenente alla seconda scuola viennese (alla prima appartenevano Mozart, Haydn, Brahms, ecc). I suoi esordi sono del tutto normali e le sue primissime composizioni riflettevano lo stile in voga nel periodo in cui visse: a quei tempi erano di gran moda le musiche e le opere di Wagner e Strauss [che non è quello dei valzer ma un'altro] e le sinfonie di Mahler). Poi, così come successe anche in campo poetico, decise per la sovversione di tutte le regole matematiche che sull'armonia si erano fino allora appoggiate, fino a crearne di nuove e rompere in maniera definitiva con il passato.
E' così che nacque la musica dodecafonica. Ma cos'è esattamente ?
Per spiegarvelo dovete sedervi a un pianoforte. Lo avete fatto ? Ops, non avete un piano ? Ve lo fornisco io !
Se lo osservate attentamente noterete che un pianoforte è costituito da una successione di tasti neri e bianchi. I tasti bianchi rappresentano una nota mentre i tasti neri una seminota (si chiamano diesis oppure bemolle a seconda del tasto bianco di riferimento). Se siete molto attenti noterete anche che i tasti neri non sono distribuiti in maniera uniforme: sono infatti ragruppati a due o a tre e servono, non solo a fare musica, ma pure per orientare il pianista sulla tastiera. Partendo dal do (guardando la figura è il tasto bianco subito prima del terzo tasto nero da sinistra) e andando al successivo do conterete esattamente sette tasti bianchi corrispondenti alle sette note naturali: Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. Ed è su queste sette note che si appoggiano tutte le regole dell'armonia, sia musicali che matematiche. Tra un Do e l'altro sono quindi compresi cinque tasti neri.
Il nostro Schönberg, che era un innovatore e amava divertirsi con la musica, decise che era giunto il momento di sovvertire le regole e di considerare note pure i tasti neri. Quindi la nuova scala, da Do a Do, divenne: Do, Do diesis, Re, Re diesis, Mi, Fa, Fa diesis, Sol, Sol diesis, La, La diesis, Si. In tutto dodici note.
Schönberg andò oltre e si autostabilì delle regole proprie come quella di non utilizzare una determinata nota se non dopo aver utilizzato tutte le altre restanti undici o anche quella di crearsi una propria scala musicale che non seguisse però la scala naturale. Fù cos' che, in un sol colpo, le scale armoniche andarono letteralmente a farsi benedire.
E ora che sapete che cos'è la musica dodecafonica provate ad ascolare come suona:
Arnold Schönberg, Pierrot Lunaire, Op. 21 - Prima parte.
Curiosità: alla prima di Pierrot Lunaire, avvenuta nel 1916, scapparono tutti dalla sala del teatro.
Da questa mia esposizione semplicistica sulla dodecafonia avrete sicuramente capito perchè è indigesta !
sabato 26 marzo 2011
sabato 12 marzo 2011
mercoledì 2 marzo 2011
BUON COMPLEANNO CHOPIN
Anche se in ritardo di un giorno, voglio celebrare la nascita di Frederik Chopin (1 marzo 1810 - 17 ottobre 1949).
Qua lo vedete nell'unica sua foto del 1948. Dopo la sua separazione, avvenuta nel 1939, dalla sua amante Amantine Aurore Lucile Dupin (alias George Sand, la più nota scrittrice francesedi metà ottocento e anche la più intraprendente nei battersi per il diritti delle donne), cadde in una terribile depressione che accelerò la sua malattia (Chopin aveva contratto la tubercolosi da giovane) e che lo costringerà a non comporre più o quasi.
Per poterlo celebrare degnamente vi voglio proporre lo studio per pianoforte Op. 10 n° 3 denominato anche "Tristesse" e suonato da Maurizio Pollini, uno dei più grandi pianisti italiani.
Tra tutti i suoi 27 studi per pianoforte, a detta di molti suoi biografi, è quello da lui più amato poichè ne rifletteva maggiormente la sua indole malinconica e gli ricordava la sua terra natia: la Polonia.
Questo studio, Etude in La minore Op. 10 N° 3, possiede una struttura tripartitica A - B- A in cui al dolce tema iniziale, melodico e cantabile, si sostituisce un tema dal ritmo sregolato, di difficile esecuzione pianistica, da cui si ritorna al tema iniziale.
In musica, uno studio, era una composizione a carattere didattico e virtusistico, scritto per esercitare gli allievi alle tecniche dello strumento e aale sue difficoltà. Chopin portò lo studio a livelli molto alti tanto da farli diventare veri e propri brani da concerto.
Qua lo vedete nell'unica sua foto del 1948. Dopo la sua separazione, avvenuta nel 1939, dalla sua amante Amantine Aurore Lucile Dupin (alias George Sand, la più nota scrittrice francesedi metà ottocento e anche la più intraprendente nei battersi per il diritti delle donne), cadde in una terribile depressione che accelerò la sua malattia (Chopin aveva contratto la tubercolosi da giovane) e che lo costringerà a non comporre più o quasi.
Per poterlo celebrare degnamente vi voglio proporre lo studio per pianoforte Op. 10 n° 3 denominato anche "Tristesse" e suonato da Maurizio Pollini, uno dei più grandi pianisti italiani.
Tra tutti i suoi 27 studi per pianoforte, a detta di molti suoi biografi, è quello da lui più amato poichè ne rifletteva maggiormente la sua indole malinconica e gli ricordava la sua terra natia: la Polonia.
Questo studio, Etude in La minore Op. 10 N° 3, possiede una struttura tripartitica A - B- A in cui al dolce tema iniziale, melodico e cantabile, si sostituisce un tema dal ritmo sregolato, di difficile esecuzione pianistica, da cui si ritorna al tema iniziale.
In musica, uno studio, era una composizione a carattere didattico e virtusistico, scritto per esercitare gli allievi alle tecniche dello strumento e aale sue difficoltà. Chopin portò lo studio a livelli molto alti tanto da farli diventare veri e propri brani da concerto.
mercoledì 16 febbraio 2011
LA POESIA DI FEBBRAIO
LA POESIA DI FEBBRAIO
Yūgure wa
kumo no hatate ni
mono zo omou
amatsu sora naru
hito o kou tote.
Al crepuscolo
i miei pensieri vagano
verso i confini delle nubi,
poiché anelo alla persona
lontana come il cielo.
Anonimo, dal Kokin, rotolo 11 poesia 484
IL Kokin Waka Shū, come ho già detto in un altro post, è una raccolta di poesia risalente al X secolo circa. Le poesie raccolte, su ordine imperiale, vennero classificate e ordinate in rotoli a seconda del loro argomento. Il rotolo numero 11 tratte delle poesie d'amore e nello specifico quello esistente tra due giovani innamorati.
Questa composizione è tecnicamente un waka, una poesia distribuita su cinque strofe di 5-7-5-7-7 sillabe rispettivamente.
Immaginate di aver trascorso la giornata in maniera felice, spensierata e in dolce compagnia. Al termine vi dovete separare dal vostro innamorato/a. Come vi sentireste ? Pensate ancora al giorno appena trascorso ? E al vostro amore ? Ecco questa composizione, delimitata in un ben preciso riferimento temporale, ci rimanda proprio a questa situazione. Alla sera, quando ci si è sentiti appagati dei momenti trascorsi, non si fa altro che struggersi per la lontananza, temporale e spaziale. Ecco allora che la separazione diventa enorme e si cerca di colmarla con il pensiero. Parole come pensiero ("omou"), nubi ("kumo"), cielo ("sora") donano all'intera composizione un certo senso di leggerezza.
Sempre sul tema di questo struggimento, che di giorno è pensiero ma di notte diventa sogno, passiamo all'alba, temporalmente opposta al crepuscolo.
Di Francesco Paolo Tosti "L'alba separa dalla luce l'ombra" su testo di Gabriele D'Annunzio.
Questa composizione è tecnicamente un waka, una poesia distribuita su cinque strofe di 5-7-5-7-7 sillabe rispettivamente.
Immaginate di aver trascorso la giornata in maniera felice, spensierata e in dolce compagnia. Al termine vi dovete separare dal vostro innamorato/a. Come vi sentireste ? Pensate ancora al giorno appena trascorso ? E al vostro amore ? Ecco questa composizione, delimitata in un ben preciso riferimento temporale, ci rimanda proprio a questa situazione. Alla sera, quando ci si è sentiti appagati dei momenti trascorsi, non si fa altro che struggersi per la lontananza, temporale e spaziale. Ecco allora che la separazione diventa enorme e si cerca di colmarla con il pensiero. Parole come pensiero ("omou"), nubi ("kumo"), cielo ("sora") donano all'intera composizione un certo senso di leggerezza.
Sempre sul tema di questo struggimento, che di giorno è pensiero ma di notte diventa sogno, passiamo all'alba, temporalmente opposta al crepuscolo.
Di Francesco Paolo Tosti "L'alba separa dalla luce l'ombra" su testo di Gabriele D'Annunzio.
L'alba sepàra dalla luce l'ombra, E la mia voluttà dal mio desire. O dolce stelle, è l'ora di morire. Un più divino amor dal ciel vi sgombra. Pupille ardenti, O voi senza ritorno Stelle tristi, spegnetevi incorrotte! Morir debbo. Veder non voglio il giorno, Per amor del mio sogno e della notte. Chiudimi, O Notte, nel tuo sen materno, Mentre la terra pallida s'irrora. Ma che dal sangue mio nasca l'aurora E dal sogno mio breve il sole eterno!
sabato 5 febbraio 2011
NUOVI ARRIVI
La primavera è alle porte ed è tempo di provvedere all'acquisto di piante e sementi per il giardino.
Come l'anno scorso ho dato uno scorcio ai siti delle aziende floricole per vedere di acchiappare qualche nuova pianta. Ecco i miei aquisti:
Lilium auratum: questo splendido giglio è originario del Giappone. Presenta sei petali bianchi ognuno attraverso da una banda gialla e pichiettati di rosso. Può raggiungere l'altezza massima di 120 cm e possiede un profumo molto intenso. Vuole terreno acido. Fioritura a fine giungo-inizi luglio.
Lilium "starburst". Questo è un lilium appartenente al gruppo dei gigli orientali. Probabilmente è uno dei tanti ibridi di Lilium auratum. Come si può notare dalla foto, presenta sei petali attraversati da una banda gialla che vira al rosso verso la periferia. La pianta è alta 75 cm. E' stata presentata al Chelsea Flower Shows del 2010 dove ha riscosso notevole successo. Il Chelsea è la più grande mostra mercato di piante del Regno Unito.
Lilium pumilum (syn: Lilium tenuifolium). Questa è originaria della Mongolia e del Nord della Cina. Appartiene al gruppo dei gigli martagoni. Il fiore è formato da sei petali rossi incurvati all'indietro. Per questo motivo è detto "a turbante di turco". Ogni stelo può portare fino a 20 fiori. Le foglie e il fusto appaiono simili a fili d'erba. E' alta fino a 100 cm ed è fortemente profumato. La fioritura avviene a fine maggio - inizio giugno. Vuole terreno alcalino.
Lilium nepalense: originario, come suggerisce il nome, del Nepal, è abbastanza dissimile dai suoi simili. Il fiore è a tromba con l'etremità dei petali rivolti all'indietro. Il centro è marrone mentre la punta dei petali è bianca. I fiori sono solitari o al massimo in gruppi di 3-5. Il bubo è stolonifero e con il tempo potreste trovarvi altre piante a una certa distanza dalla pianta madre. I fiori sono profumati. L'altezza varia dai 40 ai 120 cm mentre la fioritura avviene tra giugno e luglio.
Lilium "alexandra" è un ibrido creato nel 1977 incrociando Lilium sargentiae con Lilium speciosum. Il fiore è rosa sfumato in bianco. Il profumo è delicato e può raggiungere anche i 150 cm di altezza.
Tutti questi gigli sono stati acquistati da Mr Hyde, un coltivatore inglese. Per chi volesse comprarli o anche vedere cosa vendono o anche solo per lustrarvi gli occhi con la bellezza di questi fiori il sito, rigorosamente in inglese, è il seguente: http://www.hwhyde.co.uk.
Come l'anno scorso ho dato uno scorcio ai siti delle aziende floricole per vedere di acchiappare qualche nuova pianta. Ecco i miei aquisti:
Lilium auratum: questo splendido giglio è originario del Giappone. Presenta sei petali bianchi ognuno attraverso da una banda gialla e pichiettati di rosso. Può raggiungere l'altezza massima di 120 cm e possiede un profumo molto intenso. Vuole terreno acido. Fioritura a fine giungo-inizi luglio.
Lilium "starburst". Questo è un lilium appartenente al gruppo dei gigli orientali. Probabilmente è uno dei tanti ibridi di Lilium auratum. Come si può notare dalla foto, presenta sei petali attraversati da una banda gialla che vira al rosso verso la periferia. La pianta è alta 75 cm. E' stata presentata al Chelsea Flower Shows del 2010 dove ha riscosso notevole successo. Il Chelsea è la più grande mostra mercato di piante del Regno Unito.
Lilium pumilum (syn: Lilium tenuifolium). Questa è originaria della Mongolia e del Nord della Cina. Appartiene al gruppo dei gigli martagoni. Il fiore è formato da sei petali rossi incurvati all'indietro. Per questo motivo è detto "a turbante di turco". Ogni stelo può portare fino a 20 fiori. Le foglie e il fusto appaiono simili a fili d'erba. E' alta fino a 100 cm ed è fortemente profumato. La fioritura avviene a fine maggio - inizio giugno. Vuole terreno alcalino.
Lilium nepalense: originario, come suggerisce il nome, del Nepal, è abbastanza dissimile dai suoi simili. Il fiore è a tromba con l'etremità dei petali rivolti all'indietro. Il centro è marrone mentre la punta dei petali è bianca. I fiori sono solitari o al massimo in gruppi di 3-5. Il bubo è stolonifero e con il tempo potreste trovarvi altre piante a una certa distanza dalla pianta madre. I fiori sono profumati. L'altezza varia dai 40 ai 120 cm mentre la fioritura avviene tra giugno e luglio.
Lilium "alexandra" è un ibrido creato nel 1977 incrociando Lilium sargentiae con Lilium speciosum. Il fiore è rosa sfumato in bianco. Il profumo è delicato e può raggiungere anche i 150 cm di altezza.
Tutti questi gigli sono stati acquistati da Mr Hyde, un coltivatore inglese. Per chi volesse comprarli o anche vedere cosa vendono o anche solo per lustrarvi gli occhi con la bellezza di questi fiori il sito, rigorosamente in inglese, è il seguente: http://www.hwhyde.co.uk.
sabato 29 gennaio 2011
LA CITAZIONE DEL MESE
"Di regola, i fiori sbocciano ma non hanno voce, i galli piangono ma non hanno lacrime. Ai nostri giorni, coloro che praticano il bene sono pochi come i fiori che spuntano sui picchi rocciosi, coloro che praticano il male sono numerosi come i fili d'erba che ricoprono le montagne. Colui che pecca e non si redime, ignorando la legge di causa ed effetto, è come un cieco che non si accorge di pestare la coda della tigre. Colui che per rincorrere fama e ricchezze toglie la vita a un essere vivente è come un folle che vuole stringere al seno un serpente velenoso. Ciò che mai si distrugge è la semenza del male. Ciò che è difficile da discernere è la radice del bene."
Kyōkay (monaco zen del IX sec.) dal "Nihon ryōiki" (Letteralmente "Cronache soprannaturali e straordinarie del Giappone sulla retribuzione in vita per il bene e il male commesso"
Kyōkay (monaco zen del IX sec.) dal "Nihon ryōiki" (Letteralmente "Cronache soprannaturali e straordinarie del Giappone sulla retribuzione in vita per il bene e il male commesso"
domenica 23 gennaio 2011
MUSICA PROIBITA
Nel 1888 un giovanissimo compositore, che aveva pure lasciato inconcompiuti gli studi al conservatorio di Milano, partecipò al un secondo concorso indetto dalla casa discografica Sonzogno. Quel compositore era Pietro Mascagni e vinse la competizione con l'opera "Cavalleria rusticana" tratta da una novella di Giovanni Verga.
A quella stessa gara partecipò anche un'altro compositore, il torinese Stanislao Gastaldon, con un'opera, "Mala Pasqua", pure anch'essa tratta dalla novella di Giovanni Verga. Entrambe queste due opere vennero rappresentate nel 1890 ma il successo di Cavalleria rusticana la offuscò (e non fu l'unica a subire l'eclissamento) e in seguito venne dimenticata. Di essa sopravvisse solo la canzone "Musica Proibita".
Nel testo una fanciulla vuole ripetere il ritornello di una canzona d'amore che un bel garzone, da sotto il balcone, le canta ogni sera ma ciò le è proibito dalla madre senza però capirne il motivo. Aprofittando della assenza della madre intona le parole "Vorrei baciare i tuoi capelli neri /le labbra tue e gli occhi tuoi severi /Vorrei morir con te angel di Dio /O bella innamorata tesor mio [...]
Nonostante una decina di opere scritte ma mai pubblicate e un centinaio di canzoni, di Gastaldon sopravvive solo questa canzone. Molte delle sue opere vennero infatti distrutte in un incendio avvenuto negli archivi Sonzogno. Il fatto poi che questo compositore, dal carattere un pò schivo, che mai si riconobbe negli ideali fascisti degli anni venti e mal si adattava alla vita sociale, lo relegarono in secondo piano fino al punto che lo stesso Gastaldon dovette arrangiarsi per vivere vendendo quadri. Morì quasi dimenticato nel 1939.
Una cosa curiosa di questa canzone è che, sebbene sia stata scritta per voce femminile, la si può trovare cantata anche da un tenore o anche da un baritono.
Quello che vi propongo è la versione per duetto.
A quella stessa gara partecipò anche un'altro compositore, il torinese Stanislao Gastaldon, con un'opera, "Mala Pasqua", pure anch'essa tratta dalla novella di Giovanni Verga. Entrambe queste due opere vennero rappresentate nel 1890 ma il successo di Cavalleria rusticana la offuscò (e non fu l'unica a subire l'eclissamento) e in seguito venne dimenticata. Di essa sopravvisse solo la canzone "Musica Proibita".
Nel testo una fanciulla vuole ripetere il ritornello di una canzona d'amore che un bel garzone, da sotto il balcone, le canta ogni sera ma ciò le è proibito dalla madre senza però capirne il motivo. Aprofittando della assenza della madre intona le parole "Vorrei baciare i tuoi capelli neri /le labbra tue e gli occhi tuoi severi /Vorrei morir con te angel di Dio /O bella innamorata tesor mio [...]
Nonostante una decina di opere scritte ma mai pubblicate e un centinaio di canzoni, di Gastaldon sopravvive solo questa canzone. Molte delle sue opere vennero infatti distrutte in un incendio avvenuto negli archivi Sonzogno. Il fatto poi che questo compositore, dal carattere un pò schivo, che mai si riconobbe negli ideali fascisti degli anni venti e mal si adattava alla vita sociale, lo relegarono in secondo piano fino al punto che lo stesso Gastaldon dovette arrangiarsi per vivere vendendo quadri. Morì quasi dimenticato nel 1939.
Una cosa curiosa di questa canzone è che, sebbene sia stata scritta per voce femminile, la si può trovare cantata anche da un tenore o anche da un baritono.
Quello che vi propongo è la versione per duetto.
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