martedì 1 giugno 2010

CHE COS'É QUESTA ?

 
Ieri, domenica 30 maggio, si è svolta la prima edizione di Cavedagna Selvaggia.
18 i partecipanti tra cui un bambino di 10 anni e un ragazzo di 15.
Cavedagna è un termine italiano che indica un piccolo viottolo che si snoda attraverso i campi.
Vi devo dire che non speravo avere un così alto numero di partecipanti, visto il cielo plumbeo, che minacciava pioggia, mi ritenevo fortunato se avessero aderito 5 o 6 persone. Addirittura, visto il tempo, la davo ormai per spacciata. "Qua ora non verrà nessuno !" avevo pensato appena alzato.
Il gruppo era eterogeneo, c'era la professoressa di Scienze, c'era la pensionata che scriveva tutti i nomi da me enunciati e c'era la signora che raccoglieva piante per poi fissarle con nastro adesivo in una specie di erbario improvvisato.
Il giorno prima ero andato in perlustrazione per poter assicurarmi che il tragitto fosse perfetto e per avere un'idea anche delle piante sopravvissute al regolare sfalcio.
La mia idea originaria era quella di spiegare una ventina di piante, venti vegetali con il loro bagaglio di storie e leggende e su quelle mi ero particolarmente preparato. Invece, fin da subito, hanno iniziato a chiedermi "Cos' è questa ? E quest'altra ? E quell'albero ? Ma è vero che la tal pianta si usa per questo..?". Da venti piante iniziali siamo passati a una sessantina, non di tutte ho potuto dare un nome e in un caso me ne sono perfino inventato uno. Parte di noi si è poi fermato all'ombra di un enorme pioppo per consumare il proprio pranzo al sacco. Molti hanno raccolto esemplari su esemplari, facendo estinguere anche una piantina rara dalle nostre parti. Il massimo della raccolta si è avuto però al termine all'ingresso di un giardino privato: hanno raccolto, con tanto di radice, piccole piantine di Nigella e di Echoltzia (il giallo papavero della California) con buona pace del proprietario.

Devo confessarvi che questa esperienza è stata per me estenuante poichè ho dovuto rispondere a numerose domande, e soddisfare varie curiosità. Spiegato a loro perchè è stato necessario dare alle piante un nome scientifico, le sotire dei primi botanici (John Ray e Carlo Linneo),  ho fatto vedere la crudele Aristolochia, la bellezza dell'Ornithogalum pyramidale, ho mostrato le differenze tra una Farnia e una Rovere, ho fatto assaporare il profumo delle rose canine e l'ombra degli olmi, spiegato la differenza tra un geranio nostrano e quello dei balconi, descritto la pericolosa Bryonia e l'avena e l'orzo selvatici, ho fatto udire il fruscio delle foglie del tremulo pioppo, il tutto framischiato da storie e leggende. Non so quanto hanno appreso, spero qualcosa, ma per loro e per tutti voi che bazzicate, anche per caso in questo mio blog, sono sempre qua a vostra disposizione.Tutto sommato, se pur stanco, sono soddisfatto. Al prossimo appuntamento (non so quando) di Cavedagna selvaggia.


2 commenti:

  1. Mi sarebbe piaciuto esserci!

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  2. Di la verità...volevi anche tu estirpare i fiorellini delle aiuole dei giardini privati !
    Sicuramente il prossimo anno facciamo una seconda edizione...magari con panini offerti dalla Fondazione (sempre che riesca a convincerli a sganciare qualcosa).

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